Filippo Concaro, un antennista “spaziale”

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Filippo Concaro è ingegnere elettronico classe ’79, studente del Liceo Scientifico Peano di Tortona e poi di Ingegneria a Pavia. Ed è anche un caro amico dei tempi del liceo, che ha pensato bene di frequentare uno stage e poi preparare la tesi di laurea presso il Centro Operativo dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea).

FIlippo Concaro

Un “cervello in fuga” che abita ora con la famiglia in Germania, vicino a Francoforte, e che lavora nel team che si occupa in particolare delle stazioni di terra per il controllo dei satelliti e delle comunicazioni con lo spazio: quelle enormi antenne dislocate in varie zone, spesso sperdute, della terra.

Guarda il video dell’intervista

Un Antennista Spaziale

Mia moglie dice che faccio l’antennista” ci racconta Filippo “in realtà mi occupo di antenne molto grandi, da un paio di metri la più piccola fino a 35 metri. Ho anche dato supporto per il Sardinia Radio Telescope che misura oltre 64 metri“.

Chiacchierare con Filippo trasmette sempre la sensazione di parlare ancora con quell’amico umile e sincero dei tempi del liceo, con quel sorriso che fa apparire tutto semplice. Un’umiltà che nasconde però una grande professionalità e un lavoro molto complesso. Nel Team di Filippo ci si occupa di antenne multimissione, che supportano diverse missioni dell’ESA.

Tra queste la famosissima Rosetta, ma anche quelle attive al momento come BepiColombo che sta andando verso Mercurio e Solar Orbiter che sta andando verso il Sole” ci spiega “Sono quelle che noi chiamiamo Deep Space“.

Le stazioni di controllo di cui si occupano sono ubicate principalmente in Australia, Spagna e Argentina. Una vicino al Polo Nord.

Filippo si occupa della progettazione della costruzione di quelle antenne che hanno come scopo di captare il segnale dai satelliti e ritrasmetterlo, permettendo in questo modo la comunicazione con le missioni spaziali più remote. Un flusso di dati che prende il nome di Telemetry & Telecommand e che serve a controllare, quasi come un telecomando, il satellite.

Uno SPAZIO per comunicare

Spesso siamo portati ad immaginare le missioni nello spazio come missioni di ricognizione e conquista di nuove frontiere. In realtà lo spazio è sempre più un vettore e un media di comunicazione, anche per Internet.

All’ESA lo chiamano “New Space” ed è costituito da migliaia di satelliti privati e a basso costo, spediti da società private per distribuire internet attraverso i satelliti. Società come Starlink di Elon Musk, disposte a mandare in orbita migliaia di satelliti “Super cheap”, calcolando la possibilità che possano poi non funzionare più (quasi il 10% di fail).

Un esercito di satellitini che però spesso intralciano e disturbano le missioni delle Agenzie Spaziali. Missioni molto più costose e con scopi di ricerca ed esplorazioni di lunga durata.

C’è tutta una area tecnica dell’ESA che si occupa proprio dello “Space Debris“, cioè di tutti quei detriti prodotti da satelliti non più funzionanti o da resti di collisioni che obbligano i tecnici dell’ESOC ad operare manovre correttive per evitare danni a costose missioni o per evitare interferenze nelle comunicazioni.

The European Space Agency – About ESOC

Le missioni e le attività dell’Agenzia sono principalmente costituite da:

– Programmi di Scienza (come ad esempio le Missioni Deep Space)

– Programmi di Osservazioni della Terra

– Telecomunicazione

Ogni Stato Europeo partecipa economicamente in parte alle missioni scientifiche e in parte ad aree scelte volontariamente. La Francia per esempio finanzia la ricerca e la costruzione dei lanciatori come Ariane, mentre l’Italia crede e investe molto sulla stazione internazionale e sull’osservazione e studio della Terra.

Ritorni pratici degli investimenti sulle missioni spaziali

Sono molte le tecnologie nate grazie agli studi fatti per le esplorazioni spaziali e per la ricerca scientifica correlata. Sono diventate famose per esempio alcune tecnologie nate a seguito delle esplorazioni lunari e che ora fanno parte della nostra quotidianità come il velcro, la TAC, il cibo liofilizzato o i filtri per l’acqua.

Abbiamo chiesto a Filippo cosa può esserci di “promettente” tra le tecnologie e gli studi che sta seguendo: “Nel mio campo sono tecnologie molto specifiche, però per esempio in un progetto in cui sono stato coinvolto di recente, abbiamo installato un’antenna alle SVALBARD – arcipelago vicino al Polo Nord – per comunicazioni con i satelliti polari con lo scopo di provare le tecnologie ad una frequenza particolare, molto alta, 26GHz. L’antenna è coperta da un radome, una sorta di pallone che serve per proteggerla, non dalla neve come tutti pensano, ma dal vento che soffia a 200 Km/h. [..]. Ci sono tecnologie “non facili” per costruire un radome di quelle dimensioni e che risulti trasparente alla frequenza, cioè che non attenui il segnale. Beh, questi radome sono alla fine quelli che montano sugli aerei.”

Gli aerei infatti montano antenne che non vediamo e che sono nascoste nella fusoliera. In questi casi la fusoliera non può essere di metallo – che bloccherebbe la trasmissione – ma è a tutti gli effetti un radome e utilizza le stesse tecnologie usate per le antenne di comunicazione studiate dall’ESA. Oltretutto le frequenze intorno ai 26GHz saranno le stesse in parte utilizzate per il 5G, quindi molte di queste tecnologie potranno rappresentare soluzioni anche nella vita di tutti i giorni.

Lavorare all’ESA

Lavorare all’Agenzia Spaziale Europea può essere una opportunità interessante per studenti e laureandi (e non solo). In Germania le scuole superiori possono fare periodi di lavoro e studio presso l’ESA. Ma ci sono opportunità anche per gli studenti italiani che possono sfruttare programmi di internship per svolgere lo stage e/o la tesi. Le figure più richieste sono ingegneri elettronici , aerospaziali e informatici. Molto richiesti anche matematici per lo studio delle orbite e per progetti di intelligenza artificiale.

Vedi le #QuattroChiacchiere con Matteo Torre per il ruolo della matematica nelle nuove professioni

Altra interessante opportunità è il programma YGT che ogni anno offre a giovani laureati la possibilità di lavorare su progetti dell’Agenzia.

https://www.esa.int/About_Us/Careers_at_ESA/Apply_now_for_the_2022_YGT_opportunities

Inoltre va ricordato come la facoltà di Ingegneria di Pavia abbia una lunga tradizione di partnership con l’ESA, partnership che negli anni ha portato decine di studenti della facoltà a frequentare con successo l’Agenzia Spaziale Europea.

Mauro Sartor

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