cultura

Aperture estive Pieve Romanica

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Domenica 12 giugno avremo un’apertura straordinaria: oltre alla visite guidate, presenteremo un libro e potremo assistere ad un concerto…

Una vita avventurosa e appassionante quella di Marziano Di Dio, il protagonista del romanzo “Il salto del delfino” di Enrico Magnano. Una vita romanzata, fatta di episodi tragici e drammatici che si mescolano ad episodi fortunati e pieni d’amore. E sullo sfondo la storia vera, quella degli anni del dopoguerra e del fascismo, dove incontriamo tanti personaggi che hanno fatto la storia di Tortona.

Anzitutto, la figura del determinato Don Orione, che si prende cura del giovane Marziano dopo essere rimasto orfano a causa del terremoto di Messina, poi un giovanissimo Ernesto Cabruna, asso dell’aviazione durante la prima guerra mondiale, il capo della Polizia Arturo Bocchini, il gerarca Farinacci, lo squadrista Volpi, e Romolo Tranquilli, giovane ingiustamente accusato dell’attentato in Piazza Giulio Cesare a Milano.

A seguire il concerto a cura di @AssociazioneMusicaeCulturaChopin che grazie al progetto “Percorsi di… Architetture musicali” porta a Viguzzolo la pianista Caterina Arzani e il primo violoncllo della Scala Sandro Laffranchini.

Insomma non potete mancare!!!

Osservatorio SCF

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L’Osservatorio SCF dell’ACV inizia il suo ciclio di interviste con Salvo Bruno.

Chi è Salvo Bruno?

Artista, Direttore Eventi, Specialista Digital & Communication: 20 anni di esperienza nella comunicazione artistica e creativa, che lo impegna tutt’ora nella progettazione e nella gestione di convention, congressi ed eventi, sia artistici che di business.Artista poliedrico e front-man carismatico, Salvo ha lavorato in numerosi spettacoli e musical e tra questi fu scelto da Brian May e Roger Taylor per interpretare Kashoggi in “We will rock you“, il musical ufficiale dei Queen. “Love of my life” è invece il “suo” spettacolo, che racconta in un recital di parole e musica la vita di Freddy Mercury: un tributo che trasmette tutto l’amore artistico che Salvo ha per l’istrionico cantante dei Queen.


L’intervista

“La tecnologia ha avuto un’impennata in questi due anni di pandemia e tutto ciò è andato a ripercuotersi su tutti i fronti” racconta Salvo “purtroppo il mondo artistico si è immediatamente bloccato, e ha dovuto da subito capire come reagire“.
Abbiamo infatti visto come durante la pandemia tutto il settore artistico abbia dovuto reinventarsi e trovare un nuovo modo per distribuire l’arte alla gente, spesso anche a scapito del proprio sostentamento economico.Molti gruppi hanno cercato per esempio di fare sessioni musicali remote, ognuno a casa sua e con mezzi non professionali, montare il tutto e distribuirlo sui media digitali in internet.Era l’unico modo possibile per creare un “contatto” con il proprio pubblico, ma a fronte di molte difficoltà tecniche “perché non era un live, ma un video post prodotto“.
La sfida di chi organizzava gli eventi è stata quella di trovare il modo di collegare quante più persone allo stesso tempo: “Io mi occupo anche di portare intrattenimento per le aziende grandi e piccole che avevano quasi l’obbligo, soprattutto il Board, di far sentire ai propri dipendenti che l’azienda, nonostante tutto c’era, era lì. Come farlo? Siamo andati a sfruttare gli studi televisivi, i teatri di posa dove c’erano già attrezzature importanti (luci, telecamere, microfoni).Il grande cambiamento successivo ha riguardato le modalità di trasmissione del contenuto. Invece di utilizzare le tecnologie specifiche degli studi televisivi, si è cercato – riuscendoci egregiamente – di portare tutto attraverso il web e quindi di utilizzare, al posto di software e attrezzature “domestici”, quegli strumenti altamente professionali come le telecamere e i microfoni: indubbiamente hanno creano un’esperienza migliore e più immersiva per chi seguiva l’evento da casa.
Quanto il divario digitale dato da una iniziale impreparazione degli utenti, ma soprattutto da linee internet domestiche non adeguate, ha creato difficoltà in queste situazioni?”Tantissimo” spiega Salvo “tantissimo, perché noi potevamo avere la tecnologia migliore in assoluto, la più potente, ma se a casa non avevi un wifi adeguato tutto veniva vanificato“. Oltretutto in quel periodo il wifi domestico – che già risentiva spesso di tecnologie non prestanti – veniva ulteriormente messo sotto stress dagli altri membri della famiglia in Didattica a Distanza o a loro volta in Smart Working. “In queste situazioni la rete internet di casa si stringeva sempre di più, ed è per questo che il consiglio che davamo, attraverso un helpdesk dedicato agli utenti, era quello di usare l’hotspot del telefonino. Qualunque telefonino di ultima generazione infatti garantiva una trasmissione adeguata ed esclusiva per il proprio portatile“. Mossa vincente quella di associare un servizio di supporto agli utenti, un supporto dedicato esclusivamente al servizio di telepresenza o dell’evento a distanza. “Oggi, a due anni dal lockdown, è quasi tutto nella norma. Ma se pensiamo a marzo/aprile, quando si cominciavano a vedere le prime cose dopo l’inizio del lockdown, le domande di rito erano dove guardo? dove devo linkare? non so cosa schiacciare?!?! Non siete capaci perchè non riesco a vedervi… Con un supporto di assistenza composto da persone dedicate, che sapevano dare risposte adeguate, hai potuto dare un servizio completo e soddisfacente.”
Durante questo periodo di forte accelerazione, anche le persone più restie hanno familiarizzato con le tecnologie. Oggi chi si collega sa come comportarsi e come utilizzarle.


Come cambierà la fruizione della cultura e dell’arte grazie a questa questa crescita digitale avvenuta più o meno con sciamente?

“Tanti musei e tante iniziative stanno già tentando di testare quello che può essere il futuro. Entrare nei musei con lo smartphone ti permette di fare tantissime cose: inquadrare un QR-Code e visualizzare video, descrizioni audio guide. “Molti musei ed esposizioni hanno implementato sempre di più esperienze di Virtual Tour, che ti permettono di muoverti, vedere in maniera virtuale tra le sale espositive. Si arriverà però a trovare un equilibrio, perchè alcune opere per esempio non puoi non vederle in presenza. Sicuramente ci sarà uno sviluppo interessante della tecnologia su tante tematiche, ma quello che può essere il vedere un Cristo Velato a un metro non si può sostituire. Quella emozionalità credo e spero non la si vorrà perdere.

La tecnologia in questi due anni ha fatto passi da giganti soprattutto nell’applicazione. “Avevamo in casa tantissime tecnologie che andavano lentamente, vedi il qr-code o gli attualissimi BEACONS, un altro tipo di tecnologia, analoga al qr-code ma senza necessità di inquadrare. Il telefonino rileva un segnale e in base a dove sei sullo schermo compare una notifica, come un sms, e di seguito tantissime informazioni. Si usano già molto nei musei. Tante di queste iniziative continueranno ad evolversi, soprattutto per dare quell’effetto “WOW” che allarga la fruibilità del pubblico“. Questo soprattutto per quel pubblico giovane che negli ultimi anni si è visto meno nei musei e che con queste tecnologie può essere maggiormente attratto ed invogliato alla visita. In conclusione, possiamo pensare che ci sarà una ulteriore esplosione di tecnologie e di iniziative: lo stiamo già vedendo adesso con il metaverso, ma perderemo completamente il contatto per rimanere chiusi solo in una stanza.

Musei e realtà aumentata – Photo by JULIO NERY from Pexels


Questi cambiamenti porteranno nuove professionalità?

Sicuramente ci saranno nuove professionalità, l’abbiamo già visto per le figure lavorative nate dai Social. Tanti media manager, tanti grafici, tanti videomaker, tanti fotografi, perché naturalmente la fotografia ha un ruolo importante. Adesso, a maggior ragione, molte figure ancora servono per garantire quella professionalità di cui c’è bisogno. Proprio per lo sviluppo veloce ed esponenziale che c’è stato oggi servono quelle figure che diano un riordino, un taglio professionale: questa è l’esigenza.

Il mondo del lavoro oggi è cambiato totalmente, anche per noi, non solo per i nostri figli!”

Mauro Sartor