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#QuattroChiacchiere con Corrado D’Andrea: Innovare la PA senza perdere di vista il servizio e gli utenti

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L’attenzione verso gli utenti e una nuova visione del lavoro nella Pubblica Amministrazione: questi sono i due punti centrali dell’intervista fatta a Corrado D’Andrea dall’Osservatorio Scienza Cultura e Futuro dell’ACV.

Potete trovare l’intervista completa qui:

Avvocato e Funzionario del Comune di Tortona, Corrado D’Andrea è figlio del territorio Tortonese e proprio per questo ben conosce il relativo tessuto sociale ed economico.

Da sempre è attento conoscitore degli aspetti tecnologici che determinano lo svilio delle Pubbliche Amministrazioni e l’esperienza di questi ultimi anni all’interno dell’Osservatorio sulla PA dell’Università Milano Bicocca ci hanno permesso di fare un interessante approfondimento sugli scenari futuri della PA.

La PA non è più un bastione arroccato nella burocrazia cartacea

Ci racconta ironicamente Corrado: “Sono decenni che si parla di Pubblica Amministrazione da svecchiare [..] che viene vista come un problema, un ostacolo per questo “straordinario mare d’innovazione” che circonda la PA, che fieramente – come un castello medievale – si rifugia dietro alle mura per non piegarsi”. In realtà non è così, e come prosegue a spiegarci “devo dire con orgoglio che parlando di innovazione nella PA, ci sono delle sacche straordinarie di buone prassi, di modalità e di processi decisionali che si sono adeguati in maniera fulminea al progresso. In alcuni casi sono andati addirittura oltre!” 

In effetti si può pensare al Codice dell’Amministrazione Digitale (https://www.agid.gov.it/it/agenzia/strategia-quadro-normativo/codice-amministrazione-digitale) non come un faro d’innovazione sorto dal nulla, ma come un codice – che prendendo atto di processi già in corso da anni in alcune Amministrazioni più virtuose – vuole definire le regole di un percorso “ordinato” verso la digitalizzazione e l’innovazione dei processi.

“In una cosa noi della PA siamo dei tradizionalisti straordinari” spiega Corrado “senza regole non funzioniamo bene. Ma credo che questo sia vero anche per una società privata”. 

Probabilmente sono molto diversi i tempi e la burocrazia che portano al disegno di queste regole, ma “anche per gli interessi che persegue la Pubblica Amministrazione, talmente diffusi, ampi e coinvolti nel processo democratico, che …beh” prosegue D’Andrea “da cittadino, se fossi fuori, sarei io stesso a dire che tu PA non ti innovi se non ci sono delle regole ben precise, non fai come ti pare!”

Mantenere il focus sul servizio anche durante l’innovazione

Ci sono delle parole, dei “mantra” che si sentono spesso ripetere nei vari corsi di formazione, e compaiono nelle Direttive nazionali ed Europee, che si interfacciano con i dipendenti pubblici: parole come “ridurre l’accesso fisico del cittadino” “economizzare i servizi” “ottimizzare” etc. etc.

Bisogna però sempre mantenere il focus sugli utenti a cui quel servizio è destinato.

Corrado porta l’esempio del sito dell’INPS che rappresenta un ottimo prodotto tecnologico, con una grafica che disegna un semplice front-office in cui trovare molti servizi. Il vero problema è però l’accessibilità di questi servizi da parte di chi non è così avvezzo agli strumenti digitali.

“La domanda quindi che mi son fatto è se davvero è un problema di deficit di innovatività della Pubblica Amministrazione o se forse è più un problema di digital divide della popolazione […] Ricordiamoci che il tortonese è una delle zone a tasso di popolazione più anziana d’Italia (insieme ad altre zone della Sardegna e d’Italia). Di conseguenza, privilegiando una informatizzazione spintissima, si rischia di lasciare indietro una fascia di popolazione molto importante che, a ben vedere, è la destinataria principe di quel servizio”.

Secondo Corrado quindi bisogna riuscire a svecchiare le teste e a non trasformare l’esperienza del cittadino meno tecnologico in un percorso da girone dantesco per accedere al servizio di cui ha bisogno.

Il cambio generazionale nella PA può aiutare il processo di innovazione?

In ambito tecnologico la PA vive talvolta paradossi dati da piattaforme evolute su hardware non idoneo o di hardware di ultima generazione, ma con vecchi applicativi che mal si sposano con il processo che dovrebbero supportare.

“Il problema delle risorse umane ” spiega Corrado ” si va ad infilare dentro [quei paradossi], perchè non è così automaticamente detto che arrivino forze fresche e che queste siano geni del computer”.

Ci sono colleghi giovani a cui manca l’atteggiamento mentale giusto per approcciarsi a nuove tecnologie.

Il lavoro nella PA

Come in tutte le interviste, terminiamo anche questa chiacchierata raccontando orizzonti professionali, questa volta nella Pubblica Amministrazione.

Discorrendo con Corrado D’Andrea, emerge un’immagine del pubblico impiego molto diversa da quella tradizionalmente stereotipata del “posto fisso“. Bisognerebbe infatti, secondo Corrado, che chi si approccia al pubblico impiego, smetta di pensare che quello è il fine ultimo della sua vita professionale, ma che veda i benefici del pubblico come uno stimolo per portare entusiasmo e vitalità nella PA.

Una PA innovativa sarà quella che riuscirà anche ad “innovare le teste” di chi lavora al suo interno, con ricette che integrano i giovani con chi ha esperienza decennale, con veri talenti e con tutti quelli che saranno in grado di dimostrare la propria capacità di smart thinking, di pensare in maniera nuova e corretta, in grado di risolvere problemi e di affrontare le sfide.

Un’altra sfida da affrontare nella PA è anche quella reputazionale: chiediamo a Corrado se una scarsa concorrenzialità degli stipendi pubblici rispetto al privato non abbia influito a farsi scappare talenti e capacità manageriali e spegnere un po’ di competitività professionale. “Per troppi anni la PA è stata considerata come una specie di carrozzone di privilegiati […]. Questo è un atteggiamento tipico del nostro paese, perché la Francia e la Germania hanno apparati di Pubblica Amministrazione comparabili ai nostri […], ma coloro che ne fanno parte hanno uno status che è considerato al pari se non meglio del privato” ci spiega Corrado “e da questo poi – cioè dal punto di vista dell’accettazione sociale – ne deriva una premialità e una remunerazione che è paragonabile al privato e alcune volte anche più alta”.

Nel nostro paese, secondo Corrado, c’è il rischio che affrontare il problema della scarsa concorrenzialità degli stipendi pubblici rispetto a quelli privati a parità di ruolo, riduca tutto ad un mero confronto tra stipendio e benefici/privilegi, primo fra tutti la sicurezza di uno stipendio fisso e pressoché sicuro. Questo è un errore, perché prima andrebbe affrontato il confronto a livello di status professionale.

Servirebbe invece che tutti i dipendenti pubblici, mossi da “un moto di straordinario orgoglio professionale”, fossero molto più fieri del lavoro e della funzione che svolgono nella collettività; anche perché quello che fa un dipendente pubblico, lo fa nell’interesse di tutti e una quota parte di quell’interesse è anche per sé stessi. “Da lì ci sarebbe conseguentemente una accettazione molto più ampia di una eventuale rivalutazione stipendiale”.

Tanti spunti di approfondimento anche in questa intervista dell’Osservatorio SCF dell’ACV.

Potete trovare questa e le prossime interviste nelle pagine del sito dell’Associazione Culturale VIguzzolese – www.viguzzolocultura.it

Mauro Sartor